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[ITALIAN / ITALIANO] La Parola di Dio – Dio parla agli uomini.

15 Apr

LA SACRA BIBBIA

Genesi 12, [15]
[1] Il Signore disse ad Abram:
“Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria
e dalla casa di tuo padre,
verso il paese che io ti indicherò.

Genesi 41, 39
[39] Poi il faraone disse a Giuseppe: “Dal momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, nessuno è intelligente e saggio come te.

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Numeri 12, 6
[6] Il Signore disse:
“Ascoltate le mie parole!
Se ci sarà un vostro profeta, io, il Signore,
in visione a lui mi rivelerò,
in sogno parlerò con lui.

Numeri 12, 8
[8] Bocca a bocca parlo con lui,
in visione e non con enigmi
ed egli guarda l’immagine del Signore.
Perchè non avete temuto
di parlare contro il mio servo Mosè?”.

1 Re 22, 13 – 17
[13] Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: “Ecco, le parole dei profeti sono concordi nel predire il successo del re; ora la tua parola sia identica alla loro; preannunzia il successo”.

[14] Michea rispose: “Per la vita del Signore, comunicherò quanto il Signore mi dirà”.

[15] Si presentò al re che gli domandò: “Michea, dobbiamo muovere contro Ramot di Gàlaad oppure dobbiamo rinunziarvi?”. Gli rispose: “Attaccala, riuscirai; il Signore la metterà nelle mani del re”.

[16] Il re gli disse: “Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la verità nel nome del Signore?”.

[17] Quegli disse:
“Vedo tutti gli Israeliti
vagare sui monti
come pecore senza pastore.
Il Signore dice: Non hanno padroni; ognuno torni a casa in pace”.

2 Re 3, 15…;
[15] Ora cercatemi un suonatore di cetra”. Mentre il suonatore arpeggiava, cantando, la mano del Signore fu sopra Eliseo.

Proverbi 8, 1 – 21. 32 – 36
[1] La Sapienza forse non chiama
e la prudenza non fa udir la voce?

[2] In cima alle alture, lungo la via,
nei crocicchi delle strade essa si è posta,

[3] presso le porte, all’ingresso della città,
sulle soglie degli usci essa esclama:

[4] “A voi, uomini, io mi rivolgo,
ai figli dell’uomo è diretta la mia voce.

[5] Imparate, inesperti, la prudenza
e voi, stolti, fatevi assennati.

[6] Ascoltate, perché dirò cose elevate,
dalle mie labbra usciranno sentenze giuste,

[7] perché la mia bocca proclama la verità
e abominio per le mie labbra è l’empietà.

[8] Tutte le parole della mia bocca sono giuste;
niente vi è in esse di fallace o perverso;

[9] tutte sono leali per chi le comprende
e rette per chi possiede la scienza.

[10] Accettate la mia istruzione e non l’argento,
la scienza anziché l’oro fino,

[11] perché la scienza vale più delle perle
e nessuna cosa preziosa l’uguaglia”.

[12] Io, la Sapienza, possiedo la prudenza e ho la scienza e la riflessione.

[13] Temere il Signore è odiare il male:
io detesto la superbia, l’arroganza,
la cattiva condotta e la bocca perversa.

[14] A me appartiene il consiglio e il buon senso,
io sono l’intelligenza, a me appartiene la potenza.

[15] Per mezzo mio regnano i re
e i magistrati emettono giusti decreti;

[16] per mezzo mio i capi comandano
e i grandi governano con giustizia.

[17] Io amo coloro che mi amano
e quelli che mi cercano mi troveranno.

[18] Presso di me c’è ricchezza e onore,
sicuro benessere ed equità.

[19] Il mio frutto val più dell’oro, dell’oro fino,
il mio provento più dell’argento scelto.

[20] Io cammino sulla via della giustizia
e per i sentieri dell’equità,

[21] per dotare di beni quanti mi amano
e riempire i loro forzieri.

[32] Ora, figli, ascoltatemi:
beati quelli che seguono le mie vie!

[33] Ascoltate l’esortazione e siate saggi,
non trascuratela!

[34] Beato l’uomo che mi ascolta,
vegliando ogni giorno alle mie porte,
per custodire attentamente la soglia.

[35] Infatti, chi trova me trova la vita,
e ottiene favore dal Signore;

[36] ma chi pecca contro di me, danneggia se stesso;
quanti mi odiano amano la morte”.

Sapienza 7 – 8

7

[1] Anch’io sono un uomo mortale come tutti,
discendente del primo essere plasmato di creta.
Fui formato di carne nel seno di una madre,

[2] durante dieci mesi consolidato nel sangue,
frutto del seme d’un uomo e del piacere compagno del sonno.

[3] Anch’io appena nato ho respirato l’aria comune
e sono caduto su una terra uguale per tutti,
levando nel pianto uguale a tutti il mio primo grido.

[4] E fui allevato in fasce e circondato di cure;

[5] nessun re iniziò in modo diverso l’esistenza.

[6] Si entra nella vita e se ne esce alla stessa maniera.

[7] Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.

[8] La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;

[9] non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è un pò di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte ad essa l’argento.

[10] L’amai più della salute e della bellezza,
preferii il suo possesso alla stessa luce,
perché non tramonta lo splendore che ne promana.

[11] Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

[12] Godetti di tutti questi beni, perché la sapienza li guida,
ma ignoravo che di tutti essa è madre.

[13] Senza frode imparai e senza invidia io dono,
non nascondo le sue ricchezze.

[14] Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini;
quanti se lo procurano si attirano l’amicizia di Dio,
sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento
[15] Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza
e di pensare in modo degno dei doni ricevuti,
perché egli è guida della sapienza
e i saggi ricevono da lui orientamento.

[16] In suo potere siamo noi e le nostre parole,
ogni intelligenza e ogni nostra abilità.

[17] Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose,
per comprender la struttura del mondo
e la forza degli elementi,

[18] il principio, la fine e il mezzo dei tempi,
l’alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni,

[19] il ciclo degli anni e la posizione degli astri,

[20] la natura degli animali e l’istinto delle fiere,
i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini,
la varietà delle piante e le proprietà delle radici.

[21] Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so,
poiché mi ha istruito la sapienza,
artefice di tutte le cose.

[22] In essa c’è uno spirito intelligente, santo,
unico, molteplice, sottile,
mobile, penetrante, senza macchia,
terso, inoffensivo, amante del bene, acuto,

[23] libero, benefico, amico dell’uomo,
stabile, sicuro, senz’affanni,
onnipotente, onniveggente
e che pervade tutti gli spiriti
intelligenti, puri, sottilissimi.

[24] La sapienza è il più agile di tutti i moti;
per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa.

[25] È un’emanazione della potenza di Dio,
un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente,
per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra.

[26] È un riflesso della luce perenne,
uno specchio senza macchia dell’attività di Dio
e un’immagine della sua bontà.

[27] Sebbene unica, essa può tutto;
pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova
e attraverso le età entrando nelle anime sante,
forma amici di Dio e profeti.

[28] Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza.

[29] Essa in realtà è più bella del sole
e supera ogni costellazione di astri;
paragonata alla luce, risulta superiore;

[30] a questa, infatti, succede la notte,
ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere.

8

[1] Essa si estende da un confine all’altro con forza,
governa con bontà eccellente ogni cosa.

[2] Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza,
ho cercato di prendermela come sposa,
mi sono innamorato della sua bellezza.

[3] Essa manifesta la sua nobiltà,
in comunione di vita con Dio,
perché il Signore dell’universo l’ha amata.

[4] Essa infatti è iniziata alla scienza di Dio
e sceglie le opere sue.

[5] Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita,
quale ricchezza è più grande della sapienza,
la quale tutto produce?

[6] Se l’intelligenza opera,
chi, tra gli esseri, è più artefice di essa?

[7] Se uno ama la giustizia,
le virtù sono il frutto delle sue fatiche.
Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza,
la giustizia e la fortezza,
delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita.

[8] Se uno desidera anche un’esperienza molteplice,
essa conosce le cose passate e intravede le future,
conosce le sottigliezze dei discorsi
e le soluzioni degli enigmi,
pronostica segni e portenti,
come anche le vicende dei tempi e delle epoche.

[9] Ho dunque deciso di prenderla a compagna della mia vita,
sapendo che mi sarà consigliera di bene
e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore.

[10] Per essa avrò gloria fra le folle
e, anche se giovane, onore presso gli anziani.

[11] Sarò trovato acuto in giudizio,
sarò ammirato di fronte ai potenti.

[12] Se tacerò, resteranno in attesa;
se parlerò, mi presteranno attenzione;
se prolungherò il discorso,
si porranno la mano sulla bocca.

[13] Per essa otterrò l’immortalità
e lascerò un ricordo eterno ai miei successori.

[14] Governerò i popoli e le nazioni mi saranno soggette;

[15] sentendo il mio nome sovrani terribili mi temeranno,
tra il popolo apparirò buono e in guerra coraggioso.

[16] Ritornato a casa, riposerò vicino a lei,
perché la sua compagnia non dà amarezza,
né dolore la sua convivenza,
ma contentezza e gioia.

[17] Riflettendo su tali cose in me stesso
e pensando in cuor mio
che nell’unione con la sapienza c’è l’immortalità

[18] e nella sua amicizia grande godimento
e nel lavoro delle sue mani una ricchezza inesauribile
e nell’assiduità del rapporto con essa prudenza
e nella partecipazione ai suoi discorsi fama,
andavo cercando come prenderla con me.

[19] Ero un fanciullo di nobile indole,
avevo avuto in sorte un’anima buona

[20] o piuttosto, essendo buono,
ero entrato in un corpo senza macchia.

[21] Sapendo che non l’avrei altrimenti ottenuta,
se Dio non me l’avesse concessa,
– ed era proprio dell’intelligenza
sapere da chi viene tale dono –
mi rivolsi al Signore e lo pregai,
dicendo con tutto il cuore: (9)

Geremia 1, 4
[4] Mi fu rivolta la parola del Signore: (5)

Geremia 20, 7 nn
[7] Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto forza e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno;
ognuno si fa beffe di me.

[8] Quando parlo, devo gridare,
devo proclamare: “Violenza! Oppressione!”.
Così la parola del Signore è diventata per me
motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno.

[9] Mi dicevo: “Non penserò più a lui,
non parlerò più in suo nome!”.
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
chiuso nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.

Geremia 36
[1] Nel quarto anno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda, questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore:

[2] “Prendi un rotolo da scrivere e scrivici tutte le cose che ti ho detto riguardo a Gerusalemme, a Giuda e a tutte le nazioni, da quando cominciai a parlarti dal tempo di Giosia fino ad oggi.

[3] Forse quelli della casa di Giuda, sentendo tutto il male che mi propongo di fare loro, abbandoneranno ciascuno la sua condotta perversa e allora perdonerò le loro iniquità e i loro peccati”.

[4] Geremia chiamò Baruc figlio di Neria e Baruc scrisse, sotto la dettatura di Geremia, tutte le cose che il Signore gli aveva detto su un rotolo per scrivere.

[5] Quindi Geremia ordinò a Baruc: “Io ne sono impedito e non posso andare nel tempio del Signore.

[6] Andrai dunque tu a leggere, nel rotolo che hai scritto sotto la mia dettatura, le parole del Signore, facendole udire al popolo nel tempio del Signore in un giorno di digiuno; le leggerai anche ad alta voce a tutti quelli di Giuda che vengono dalle loro città.

[7] Forse si umilieranno con suppliche dinanzi al Signore e abbandoneranno ciascuno la sua condotta perversa, perché grande è l’ira e il furore che il Signore ha espresso verso questo popolo”.

[8] Baruc figlio di Neria fece quanto gli aveva comandato il profeta Geremia, leggendo sul rotolo le parole del Signore nel tempio.

[9] Nel quinto anno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda, nel nono mese, fu indetto un digiuno davanti al Signore per tutto il popolo di Gerusalemme e per tutto il popolo che era venuto dalle città di Giuda a Gerusalemme.

[10] Baruc dunque lesse nel libro facendo udire a tutto il popolo le parole di Geremia, nel tempio del Signore, nella stanza di Ghemarià, figlio di Safàn lo scriba, nel cortile superiore presso l’ingresso della Porta Nuova del tempio del Signore.

[11] Michea figlio di Ghemarià, figlio di Safàn, udite tutte le parole del Signore lette dal libro,

[12] scese alla reggia nella stanza dello scriba; ed ecco là si trovavano in seduta tutti i capi dignitari: Elisamà lo scriba e Delaià figlio di Semaià, Elnatàn figlio di Acbòr, Ghemarià figlio di Safàn, e Sedecìa figlio di Anania, insieme con tutti i capi.

[13] Michea riferì loro tutte le parole che aveva udite quando Baruc leggeva nel libro al popolo in ascolto.

[14] Allora tutti i capi inviarono da Baruc Iudi figlio di Natania, figlio di Selemia, figlio dell’Etiope, per dirgli: “Prendi nelle mani il rotolo che leggevi ad alta voce al popolo e vieni”.
Baruc figlio di Neria prese il rotolo in mano e si recò da loro.

[15] Ed essi gli dissero: “Siedi e leggi davanti a noi”. Baruc lesse davanti a loro.

[16] Allora, quando udirono tutte quelle parole, ebbero paura e si dissero l’un l’altro: “Dobbiamo senz’altro riferire al re tutte queste parole”.

[17] Poi interrogarono Baruc: “Dicci come hai fatto a scrivere tutte queste parole”.

[18] Baruc rispose: “Di sua bocca Geremia mi dettava tutte queste parole e io le scrivevo nel libro con l’inchiostro”.

[19] I capi dissero a Baruc: “Và e nasconditi insieme con Geremia; nessuno sappia dove siete”.

[20] Essi poi si recarono dal re nell’appartamento interno, dopo aver riposto il rotolo nella stanza di Elisamà lo scriba, e riferirono al re tutte queste cose.

[21] Allora il re mandò Iudi a prendere il rotolo. Iudi lo prese dalla stanza di Elisamà lo scriba e lo lesse davanti al re e a tutti i capi che stavano presso il re.

[22] Il re sedeva nel palazzo d’inverno – si era al nono mese – con un braciere acceso davanti.

[23] Ora, quando Iudi aveva letto tre o quattro colonne, il re le lacerava con il temperino da scriba e le gettava nel fuoco sul braciere, finché non fu distrutto l’intero rotolo nel fuoco che era sul braciere.

[24] Il re e tutti i suoi ministri non tremarono né si strapparono le vesti all’udire tutte quelle cose.

[25] Eppure Elnatàn, Delaià e Ghemarià avevano supplicato il re di non bruciare il rotolo, ma egli non diede loro ascolto.

[26] Anzi ordinò a Ieracmeèl, un principe regale, a Seraià figlio di Azrièl e a Selemia figlio di Abdeèl, di arrestare Baruc lo scriba e il profeta Geremia, ma il Signore li aveva nascosti.

[27] Questa parola del Signore fu rivolta a Geremia dopo che il re ebbe bruciato il rotolo con le parole che Baruc aveva scritte sotto la dettatura di Geremia:

[28] Prendi di nuovo un rotolo e scrivici tutte le parole di prima, che erano nel primo rotolo bruciato da Ioiakìm re di Giuda.

[29] Contro Ioiakìm re di Giuda dichiarerai: “Dice il Signore: Hai bruciato quel rotolo, dicendo: Perché vi hai scritto queste parole: Certo verrà il re di Babilonia e devasterà questo paese e farà scomparire da esso uomini e bestie?

[30] Per questo dice il Signore contro Ioiakìm re di Giuda: Egli non avrà un erede sul trono di Davide; il suo cadavere sarà esposto al calore del giorno e al freddo della notte.

[31] Io punirò lui, la sua discendenza e i suoi ministri per le loro iniquità e manderò su di loro, sugli abitanti di Gerusalemme e sugli uomini di Giuda, tutto il male che ho minacciato, senza che mi abbiano dato ascolto”.

[32] Geremia prese un altro rotolo e lo consegnò a Baruc figlio di Neria, lo scriba, il quale vi scrisse, sotto la dettatura di Geremia, tutte le parole del libro che Ioiakìm re di Giuda aveva bruciato nel fuoco; inoltre vi furono aggiunte molte parole simili a quelle.

Amos 3, 8
[8] Ruggisce il leone:
chi mai non trema?
Il Signore Dio ha parlato:
chi può non profetare?

Amos 7, 15
[15] Il Signore mi prese
di dietro al bestiame e il Signore mi disse:
Và, profetizza al mio popolo Israele.

Daniele 5, 11n
[11] C’è nel tuo regno un uomo, in cui è lo spirito degli dei santi. Al tempo di tuo padre si trovò in lui luce, intelligenza e sapienza pari alla sapienza degli dei. Il re Nabucodònosor tuo padre lo aveva fatto capo dei maghi, degli astrologi, dei caldei e degli indovini.

[12] Fu riscontrato in questo Daniele, che il re aveva chiamato Baltazzàr, uno spirito superiore e tanto accorgimento da interpretare sogni, spiegare detti oscuri, sciogliere enigmi. Si convochi dunque Daniele ed egli darà la spiegazione”.

Ebrei 1, 1
[1] Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente,  (2)

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Lednica - "Le parole di Dio sono dolci"
http://www.youtube.com/watch?v=RkX0AT0r2eQ

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Uso di:
– La Bibbia.
– Dizionario di Teologia Biblica, pagine: 876 – 877
– Internet.

 

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